Una vita blindata. Il solo rammarico di non riuscire ad andare al cinema.

2 Agosto 2007 Nessun commento

Lo stato degli uomini minimi. Quindici anni fa Paolo Borsellino

19 Luglio 2007 6 commenti

 

Domenica, era domenica. Doveva essere profumata l’aria di Palermo. Zagara e salsedine, l’aria immota e immutabile di un afoso pomeriggio siciliano di luglio. L’aria immota e immutabile di una città ripiombata nel cuore della sua storia, morte e veleni, e verità invisibili, sfacciate e nascoste. Pronte all’uso di chi ne avesse bisogno. L’aria irrespirabile di una Sicilia che aveva perduto Giovanni Falcone. E sua moglie. E chi lo proteggeva. L’aria dei padroni dell’isola che alzavano la testa e colpivano diritto. Colpivano facile. Ammazzando gli uomini che lo Stato aveva abbandonato.

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Lo Stato e le vittime

18 Luglio 2007 Nessun commento

 

Tornano in Molise Carlo Giovanardi e Filippo Ascierto. Sempre per il caso del colonnello dei carabinieri Maurizio Coppola, ex capo del comando provinciale dei Carabinieri di Campobasso, arrestato con l’accusa di associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta Black hole. È tornato in carcere una settimana fa dopo la concessione degli arresti domiciliari. Avrebbe violato le prescrizioni connesse alla misura detentiva presso la sua abitazione, in particolare è accusato di un tentativo di inquinare le prove per alleggerire la sua posizione. La questione non è ancora chiara in tutti i suoi dettagli.

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Il blog in carcere

16 Luglio 2007 Nessun commento

La giustizia nella morsa del dolore

14 Luglio 2007 Nessun commento

Una donna con una toga. Minuta, la sagoma si perde sullo sfondo della sala di albergo in cui si è tenuto il processo. Legge in fretta. È contratta, nervosa. La lingua scappa via appena articolate le parole, che restano a mezz’aria. Si infilano l’una dietro l’altra e formano il concetto. Che arriva sulle persone, sulle loro facce in attesa. Mai sentenza era stata così reale, si è attaccata sulla pelle di chi era ad ascoltarla. Assolti. Perché il fatto non sussiste. Non sussiste perché non è stato sufficientemente provato.

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Il Decretum Gratiani e l’amorevole cura per risanarlo

5 Luglio 2007 Nessun commento


da www.lastampa.it

ROMA. A consulto ci sono sei persone. Il caso non è gravissimo, ma il soggetto ha subito ferite molto gravi, e poi è di mole consistente e questo complica le cose: ci vorranno almeno sette, otto mesi. Peraltro Oliviero Diliberto, che lo adora, ha deciso di venirlo a trovare presto.

Il malato si chiama Decretum Gratiani, è un codice membranaceo (cioè in pergamena) di argomento giuridico del XIV secolo proveniente dalla biblioteca Malatestiana di Cesena: illuminato, miniato, di grande formato. Bellissimo. Gli erano stati strappati tredici fogli per essere venduti sul mercato clandestino. I carabinieri li hanno ritrovati e ora il maltolto deve essere ripristinato, e l?insieme risanato.

Siamo a Roma, via Milano 76, presso l?Istituto centrale per la patologia del libro: il più grande, attrezzato e sofisticato ospedale per la cura del patrimonio librario italiano. Dei 261 milioni di volumi appartenenti alle 15 mila biblioteche pubbliche, solo i casi più gravi e i «pezzi» di maggiore pregio approdano qui. Siamo al top della scienza e della tecnologia applicate al libro.La sede è una palazzina degli anni Trenta destinata in un primo tempo all?istituto di Botanica della Sapienza, e per questo circondata ancora da un suggestivo giardino, ora popolato da gatti. Quando un libro (ma anche una stampa, un disegno, un manoscritto) varca questa soglia, viene preso in carico dalla direttrice Armida Batori e passato al vaglio dei tecnici (50 in tutto) di sei laboratori: ambientale, di biologia, di chimica, di restauro, di fisica, di tecnologia, più il servizio di diagnostica avanzata. La riunione: intorno al tavolo della direttrice, in una stanzetta affacciata sul parco. Un «consulto medico» al quale fa seguito un «piano di recupero», la cui regia è affidata ai restauratori.

Acqua e fuoco: nemici speciali
«I nemici dei libri – spiega la direttrice – sono di due generi: quelli eccezionali e quelli ordinari. Nel primo gruppo ci sono gli incendi, le alluvioni e in genere le calamità naturali, ma anche le guerre. Nel secondo, invece, tutti i fattori ambientali: umidità, muffe, funghi, tarli, insetti».

L?Istituto è anche un attivissimo laboratorio di ricerca sulle nuove tecnologie. Nel 1904, per esempio, bruciò la Biblioteca nazionale di Torino. Il fuoco è un nemico che non lasciava speranza, almeno fino a poco tempo fa. Ora, invece, un progetto di ricerca tra l?Istituto, la Biblioteca interessata e il dipartimento di fisica nucleare del Politecnico di Milano, sta sperimentando una tecnica di reidratazione e distensione delle pergamene combuste, rattrappite e incollate le une alle altre.

Oltre al fuoco, l?acqua. La Biblioteca nazionale di Firenze fu sconvolta dall?alluvione del 1966. Allora i libri furono smembrati e messi ad asciugare in essiccatoi. Ma la ricerca dell?Istituto ha fatto passi da gigante. Nel ?94, per esempio, il Tanaro debordò in Piemonte e allagò la biblioteca di Pavese a santo Stefano Belbo: «La scelta allora fu assai diversa – commenta la ricercatrice Carla Casetti – tutto il materiale venne prima congelato, poi ?liofilizzato?, bloccando così il processo di umidificazione. E? andata benissimo, tant?è che si è ripetuto anche per l?alluvione di Praga nel 2002». A Venezia, invece, la guerra fu contro i tarli divoratori della carta alla biblioteca Marciana. Una soluzione si è trovata anche per i palinsesti, cioè per quei testi medievali che venivano abrasi per essere riscritti. Giacomo Leopardi, si complimenta con Angelo Mai – al punto da dedicargli una «canzone» – per aver ritrovato un palinsesto che conteneva «la «Republica» di Cicerone. Non dice, però, che per leggere quel testo il solerte cardinale Mai aveva utilizzato l?acido gallico, che ha lasciato poi una bella striscia nera sul codice, rovinandolo. «Oggi – dice Carla Casetti – vengono utlizzate tecniche ottiche di multispettralità: si legge meglio e i palinsesti vengono salvati».

Consulenze per tutti
A maggio di ogni anno, nel corso della settimana della cultura, l?Istituto apre i suoi «ambulatori» prestigiosi anche ai malati comuni che affollano le nostre biblioteche domestiche: si va (prendendo informazioni dal sito Internet) si porta il proprio libro malato e si ascoltano diagnosi e terapia. «Già – aggiunge Batori -, perché i grandi malati, contrariamente a quanto si immagina, non sono i vecchi e robusti codici membranacei e neppure i vecchi libri di carta ricavata dagli stracci e prodotta fino alla prima metà dell?Ottocento, ma i nostri volumi moderni di carta povera e deperibile». Senza dire dei manoscritti recenti (lettere, diari, originali di opere contemporanee) i cui inchiostri tendono a sbiadirsi e la carta a sfaldarsi.

Un lavoro importante, dunque, quello dei ricercatori dell?Istituto, ma anche di grande soddisfazione: «Tra le carte della biblioteca Passarini Landi di Piacenza – racconta ancora Casetti – sono stati ritrovati dei cartoni usati per la rilegatura. Smembrando quei cartoni si è scoperto che erano un incunabolo del Quattrocento. Poi si è andati a indagare: il testo è quello del Decamerone e la mano – nientemeno – potrebbe essere del Boccaccio».

Nota di pazienteinglese
Il Decretum Gratiani è una Raccolta, redatta tra il 1140 e il 1142 dal monaco camaldolese Graziano, delle diverse fonti giuridiche e dei diversi canoni, e perciò chiamata anche Concordia discordantium canonum (Armonizzazione dei canoni discordanti).
Il Decretum Gratiani ebbe grande autorità nella Chiesa latina e segnò l’inizio della scienza del diritto canonico.

Riferimenti: L’ospedale del libro

Viva Garibaldi….o no?

5 Luglio 2007 1 commento


Primo Piano Molise

di Rita Iacobucci

Ieri, duecento anni fa, nasceva Giuseppe Garibaldi.
Ieri le iniziative politiche e culturali hanno trovato un momento di culmine: il Senato lo ha ricordato solennemente alla presenza del Presidente Napolitano, Poste Italiane hanno emesso un annullo speciale e commemorativo del bicentenario.
Personaggio storico unico, mediatico ante litteram. La sua fama, le sue gesta varcano continuamente l?oceano e tornano nel vecchio continente. Un uomo che diventa eroe dei due mondi senza televisione, senza radio e senza stampa. Il coraggio e la vita avventurosa, libera oltre ogni possibilità per l?epoca in cui visse, hanno contribuito alla riuscita delle sue battaglie e ad alimentare un modello mai tramontato Le sue idealità sono ancora vive, ha sottolineato nel suo messaggio il Capo dello Stato: giustizia, uguaglianza, dignità degli oppressi, emancipazione dei popoli, libertà dalla costrizione, libertà politica, economica, sociale, di pensiero.
Costruttore dell?Italia che siamo.
Rivoluzionario, ma disciplinato. Repubblicano, consegna l?Italia al Re. E obbedisce quando gli viene chiesto di fermarsi, voleva prendere Roma prima del tempo.
Protagonista anche controverso, dibattuto, odio e amore immancabili. L?Italia, si sa, è sempre Guelfi contro Ghibellini. E gli interpreti della sua storia sanno esprimere la ricca complessità che la caratterizza. Proprio per questo suo tratto distintivo Garibaldi è ancora più interessante.
Lo sguardo della cultura si è posato su Garibaldi spesso. Nella giornata che ricordava i duecento anni dalla sua nascita, il ministero dei Beni culturali ha reso accessibili gratuitamente tutti i musei e i siti archeologici statali.
Anche il Molise ha visto i passi di Garibaldi attraversarlo mentre contribuiva coi fatti all?Unità. A Campobasso, a Isernia, Pescolanciano, Venafro. Luoghi in cui il suo passaggio è ancora ricordato.
Nutrito il patrimonio cinematografico dedicato alla figura di Garibaldi: da ?Garibaldi? del 1907, film muto di Mario Caserini, a ?1860 ? I Mille di Garibaldi?, girato nel 1934 da Alessandro Blasetti. Anna Magnani e Raf Vallone i nomi di punta della pellicola ?Camicie rosse ? Anita Garibaldi? di Francesco Rosi, mentre Giovanna Ralli, Paolo Stoppa e Franco Interlenghi quelli di ?Viva l?Italia!? di Roberto Rossellini. Film, quest?ultimo perfettamente realista nel dipingere gli attori principali dell?incontro a Teano nella loro cruda umanità.
Vittorio De Sica nel 1942 girò ?Un garibaldino al convento? e, più vicino a noi, nel 1987 Luigi Magni ha diretto Franco Nero e Flavio Bucci, Laura Morante e Kim Rossi Stuart in ?Garibaldi il Generale?. La colonna sonora di Nicola Piovani.
Anche la musica ha incontrato l?eroe. Garibaldi è tornato, presagio o augurio degli Statuto. Titolo di un loro album, e di un pezzo omonimo in esso contenuto, del 1993.
E poi l?indimenticabile Garibaldi innamorato di Sergio Caputo.
E il Garibaldi e’ ricercato in tutti i mari del sud, ma non si puo’ tagliar la barba per questioni di look…
Anita dice “Peppe quando gioca il Brasil…si va a vederlo in Italy…pensaci Peppi’!”

Il ritratto ritrae Garibaldi dopo la battaglia del volturno

Cercatori di umane storie

29 Giugno 2007 1 commento


Quando nel 1959 Ernesto De Martino, etnologo già di chiara fama, e Diego Carpitella, tra i suoi allievi quello che poi ha continuato la sua opera, scesero nei luoghi del Salento più antichi e originari, l?estate calda e genuina di allora rese onore ai loro entusiasmi e offrì alla spedizione il materiale che cercavano.
Oggi quel materiale, le tradizioni musicali e coreutiche dell?area salentina, confluite nell?ampio patrimonio di registrazione effettuato dai due studiosi per il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (istituzione che ha operato dal 1948 al 1972 all?interno dell?Accademia di Santa Cecilia) sono state riscoperte, sistemate e offerte a chiunque vorrà provare il piacere di leggerle ed ascoltarle.
Il volume che le contiene, insieme a studi critici e alla trascrizione dei testi delle canzoni nonché alle fotografie scattate da Carpitella, è ?Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino (1959, 1960)?, a cura di Maurizio Agamennone.
È stato pubblicato dalla casa editrice Squilibri nella sua collana Archivi di Etnomusicologia dell?Accademia di Santa Cecilia.
Le pizziche tarantate, con gli esecutori più rappresentativi dell?epoca, Luigi mesciu Stifani, Za Tora Marzo, le ninne nanne, le canzoni che raccontano storie, le lamentazioni, i canti dei trainieri e di lavoro sono racchiuse nei due cd allegati al libro.
Sono un passo indietro nel tempo, fino a quella terra di Salento degli anni ?50, e nei luoghi, a sud fino a Nardò, Muro Leccese, Galatina, Giuggianello, Matino, Sanarica, Taviano e Ruffano.
Il corredo di suoni e parole che poi De Martino utilizzò nell?opera principale da lui dedicata al fenomeno del tarantismo, La terra del rimorso.
Sono quelle voci di donne, donne di sostanza e al contempo eteree. Voci graffianti, senza ombra di compiacenza. Profonde, arrivano dallo stomaco e dicono le viscere della vita. Passano sulla pelle come i granelli di sabbia che il mare lascia addosso.
Sono i gesti sfrenati e la voglia di credere in realtà immateriali, la tarantola salvifica che consente tutto ciò che la società costringe per rispetto delle convenzioni.
La riflessione sul fenomeno, oggi, a distanza di tanti anni dalle indagini di De Martino, ha correttamente individuato i contorni del tarantismo, sottraendolo ad un troppo spinto misticismo che l?aveva reso mito sociale e quasi anche istanza politica.
Non di meno, però, è utile tornare a visitare i luoghi di un intreccio culturale indiscutibile ed unico, che trova sintesi e respiro nei suoi afflati sonori, specchio di una realtà oggi in gran parte dispersa.
Ci si torna curiosi come esploratori.
??io entravo nelle case dei contadini pugliesi come un compagno, come un cercatore di uomini e di umane e dimenticate istorie, che al tempo stesso spia e controlla la sua propria umanità e che vuole rendersi partecipe, insieme agli uomini incontrati della fondazione di un mondo migliore?.
Così scriveva De Martino per tramandare la sua esperienza di instancabile ricercatore in riferimento ai viaggi e alle soste vissuti in Puglia.

Riferimenti: Editore Squilibri

Qualcosa di personale

26 Giugno 2007 3 commenti


Una trama fragile,
frastagliata
improbabile.
Si regge da sola,
l’equilibrio
delicato
adamantino.
Pezzi di se stessi
donati
ingarbugliati
sfuggiti.
Si mescolano e creano
i giorni
le abitudini
i gesti.
A volte si scivola,
solitudine
vicinanze negate.
Ancora ci si rialza,
di nuovo
più maturo
tratto di vita.
Insieme,
scopro,
è esserti
e averti
accanto.

Riferimenti: La versione "musicale"

Travaglio a Bojano: Iorio come D’Alema. La legge Mastella "legge vergogna"

16 Giugno 2007 Nessun commento


La sala del Pleiadi?s è stracolma, difficilmente lo è stata così a Bojano, tradizione conservatrice e moderata, per un?iniziativa di un partito della sinistra. Marco Travaglio è riuscito a riempirla. La scomparsa dei fatti, il titolo dell?incontro organizzato da Megachip di Isernia e dalla sezione Ds di Bojano.
Le intercettazioni di D?Alema, Fassino, Latorre, che parlano con Ricucci e Consorte della tentata scalata della Unipol alla Bnl. Il presidente della Regione Molise che definisce ?certa stampa? spazzatura. Una settimana di intenso dibattito, a tratti infuocato. Minacce di denunce e diritti della persona tirati in ballo. Diritto all?informazione minacciato e interessi forti anche nel campo editoriale.
Il giusto terreno per preparare l?intervento di Travaglio. Secco e asciutto come sempre, lineare nell?esporre le sue teorie. La polemica che contrappone Iorio ai giornalisti molisani è il dato peculiare, territoriale, da cui partono le domande dei giornalisti che lo intervistano prima che inizi il dibattito.
?È la voglia della politica di fa scomparire i fatti. In America si dice che i politici non sono pagati per parlare dei giornalisti, mentre i giornalisti sono pagati per parlare dei politici.?, risponde a chi gli chiede se le polemiche relative alle intercettazioni e le definizioni del Presidente della Regione significhino già la scomparsa dei fatti.
?I politici dovrebbero rassegnarsi che la stampa si occupi di loro?, ha proseguito, ?invece vedo che da D?Alema a questo signore qui che non so nemmeno come si chiami (Travaglio intende Iorio, la domanda gli era stata posta con ?il Presidente della Regione?, senza specificarne il nome, ndr) parlano dei giornalisti e di solito ne parlano male quando fanno il loro dovere. Mentre quando non lo fanno e gli si inginocchiano davanti reggendogli il microfono e non facendogli le domande, quei giornalisti lì piacciono sempre?.
Immediata la domanda sulla legge Mastella, su cui Travaglio non ha mezzi termini e ribadisce il suo giudizio, già espresso nella trasmissione ?Anno Zero? di Michele Santoro.
?La legge Mastella è un legge vergogna che si differenzia da quelle di Berlusconi soltanto perché si chiama Mastella e non Castelli, se si cambia una vocale e una consonante il risultato è lo stesso. È una legge che vieterà ai giornalisti di raccontare tutto ciò che c?è nelle indagini fino a che queste non sono finite. Quindi consentirà ai magistrati che insabbiano le inchieste di lavorare per tre anni di nascosto e lontano dal controllo dell?opinione pubblica e consentirà ai politici o ai potenti coinvolti in certi scandali di non far conoscere niente di quello che hanno combinato se non dopo anni e anni da quando i fatti sono stati commessi e scoperti. Con la legge Mastella non avremmo saputo nulla di Calciopoli, Vallettopoli, Bancopoli. E di Tangentopoli avremmo saputo solo dopo molti anni.?.